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IL CINEAMATORE

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ARCHIVIO EVENTI DEL CINEMA ZUTA

La documentazione raccolta dal Professor Algo per i nostri eventi al Cinema Zuta

Evento 5 del 25 maggio 2014

 

Questione di Gusti

 

 

In occasione del quinto evento del Cinema Zuta del 2014 abbiamo proiettato anche il cortometraggio di Pappi Corsicato del 2009 che si intitola Questione di gusti. Questo corto è prodotto a scopi pubblicitari dal Pastificio Garofalo.

 

 

 

 

The Mojo Radio Gang

 

 

Abbiamo anche proposto un ascolto musicale: Parov Stellar con The Mojo Radio Gang. Ecco il video:

 

 

 

 

 

 

GAZPACHO E ARINGA AL CINEMA ZUTA

 

La cena a base di gazpacho, aringhe sotto la copertina alla russa e pierogi ruskie alla polacca

Evento 6 del 15 giugno 2014

 

Ascolta la LEZIONE DI MUSICA andata in onda il 15/02/2014 che approfondisce il nostro ascolto musicale Verklärte Nacht, op 4 di Arnold Schönberg (1899)

 

Leggi un ARTICOLO su Verklärte Nacht (in lingua inglese).

 

Leggi la RECENSIONE del film Segreti di Famiglia

 

Ascolta su YouTube la COLONNA SONORA COMPLETA del film Segreti di famiglia.

 

In questo evento piuttosto affollato abbiamo inaugurato la tradizione de "Gli Otto punti":

 

Rusty il selvaggio

 

1) Ombre e fumo

2) Gli attori: bravissimi

3) Rusty James ha il vizio della lealtà

4) Il pifferaio porta i pesciolini al fiume.. per salvarli

5) Il tempo: i giovani sembrano vecchi

6) I pesci da liberare sono loro

7) Il ragazzo della motocicletta è pigro

8) Colonna sonora molto bella

 

Segreti di famiglia

 

1) E' un melodramma lungo e noioso

2) Intermezzi teatrali kitsch

3) Intermezzi teatrali molto belli

4) La trama banale, debole e forzata

5) Difficile collocazione temporale

6) Il film ha appassionato e commosso: un capolavoro

7) Colonna sonora molto bella

8) Fotografia inadeguata al contenuto

 

Il poema Verklärte Nacht del poeta Richard Dehmel's (18 Novembre 1863 – 8 Febbraio 1920)

 

Verklärte Nacht Transfigured night

 

Traduzione di Mary Whittall
Zwei Menschen gehn durch kahlen, kalten Hain; Two people are walking through a bare, cold wood;
der Mond läuft mit, sie schaun hinein. the moon keeps pace with them and draws their gaze.
Der Mond läuft über hohe Eichen; The moon moves along above tall oak trees,
kein Wölkchen trübt das Himmelslicht, there is no wisp of cloud to obscure the radiance
in das die schwarzen Zacken reichen. to which the black, jagged tips reach up.
Die Stimme eines Weibes spricht: A woman’s voice speaks:
„Ich trag ein Kind, und nit von Dir, “I am carrying a child, and not by you.
ich geh in Sünde neben Dir. I am walking here with you in a state of sin.
Ich hab mich schwer an mir vergangen. I have offended grievously against myself.
Ich glaubte nicht mehr an ein Glück I despaired of happiness,
und hatte doch ein schwer Verlangen and yet I still felt a grievous longing
nach Lebensinhalt, nach Mutterglück for life’s fullness, for a mother’s joys
und Pflicht; da hab ich mich erfrecht, and duties; and so I sinned,
da ließ ich schaudernd mein Geschlecht and so I yielded, shuddering, my sex
von einem fremden Mann umfangen, to the embrace of a stranger,
und hab mich noch dafür gesegnet. and even thought myself blessed.
Nun hat das Leben sich gerächt: Now life has taken its revenge,
nun bin ich Dir, o Dir, begegnet.“ and I have met you, met you.”
Sie geht mit ungelenkem Schritt. She walks on, stumbling.
Sie schaut empor; der Mond läuft mit. She looks up; the moon keeps pace.
Ihr dunkler Blick ertrinkt in Licht. Her dark gaze drowns in light.
Die Stimme eines Mannes spricht: A man’s voice speaks:
„Das Kind, das Du empfangen hast, “Do not let the child you have conceived
sei Deiner Seele keine Last, be a burden on your soul.
o sieh, wie klar das Weltall schimmert! Look, how brightly the universe shines!
Es ist ein Glanz um alles her; Splendour falls on everything around,
Du treibst mit mir auf kaltem Meer, you are voyaging with me on a cold sea,
doch eine eigne Wärme flimmert but there is the glow of an inner warmth
von Dir in mich, von mir in Dich. from you in me, from me in you.
Die wird das fremde Kind verklären, That warmth will transfigure the stranger’s child,
Du wirst es mir, von mir gebären; and you bear it me, begot by me.
Du hast den Glanz in mich gebracht, You have transfused me with splendour,
Du hast mich selbst zum Kind gemacht.“ you have made a child of me.”
Er faßt sie um die starken Hüften. He puts an arm about her strong hips.
Ihr Atem küßt sich in den Lüften. Their breath embraces in the air.
Zwei Menschen gehn durch hohe, helle Nacht. Two people walk on through the high, bright night.

 

Partecipanti: Francesco, Marta, Lilia, Clara, Tibo, Giusi, Eugenia, Mauro, Fabrizia, Renato, Enrico L.

 

 

Evento 7 del 07 luglio 2014

 

Su Carla Bozulich

 

Nasce a New York nel 1965 da una famiglia che vive nell’ambiente del jazz della downtown; le sue prime registrazioni risalgono al 1982 quando collabora all’album di Gary Kail Zurich 1916 (titolo che si riferisce al movimento dadaista, nato nel caffè Voltaire di Zurigo proprio nel 1916)... Leggi tutto


Immagine: www.ziguline.com

 

 

Ascolta Lazy crossbones che Carla Bozulich ha cantato al Blah Blah a Torino il 24 Maggio 2014.

Guarda e ascolta il concerto Live at Loring Park che Carla Bozulich e Nels Cline (Scarnella) hanno tenuto al Loring Park di Minneapolis nel 2000.

Guarda il video di California Tuffy di Geraldine Fibbers realizzato da Carla Bozulich.

Leggi di Carla Bozulich su www.carlabozulich.com e www.allmusic.com.

 

 

 

 

 

Su C.V. Alkan

 

 

 

Ascolta e guarda la partitura di Marcia funebre sulla morte d'un papagallo di C.V. Alkan del 1859.

 

”Alkan è morto, ha dovuto morire per provare la sua esistenza”, recita un discusso necrologio accreditato al giornale "Le Ménéstrel" ma la frase attribuita al grande compositore francese morto a Parigi nel 1888, forse può valere anche per l'Ingegner Augusto Filippesi, titolare della azienda omonima a Torino ritrovato cadavere in riva al Po il primo gennaio 2013 dopo una festa di capodanno trascorsa fino alle quattro di mattina all'Unione Industriale...

da Il dono di Enrico Faraoni, Inedito, 2013.

 

Charles Valentin Alkan è un compositore francese, pianista ed esecutore virtuoso di famiglia ebrea praticante. Nel cuore dell’800 frequenta i salotti parigini, è amico, tra gli altri, di Chopin, Liszt, Victor Hugo e George Sand... Leggi tutto

 

 

 

Gli "Otto punti":

 

Il tempo dei lupi

 

1) Ti colpisce così tanto che non riesci a parlarne in modo critico, è devastante, impossibile esprimere un giudizio a caldo

2) Il treno nell'ultima scena rappresenta Haneke che dice allo spettatore: se vuoi vedere il mio film devi soffrire anche tu

3) Finale ottimista: il passaggio del treno dà speranza

4)Finale pessimista: il treno significa che lo spettatore si trova sul treno, i personaggi no

5) Finale ottimista: il personaggio che salva il bambino dal fuoco è negativo ma acquisisce umanità in questa scena rappresentando comunque un segno di speranza

6) La fotografia è strepitosa e ricorda i quadri fiamminghi

7) Un film su quanto è facile per l'uomo degenerare e diventare crudele, riferimento ai giusti non casuale

8) Il diverso valore dato agli oggetti: un bicchier d'acqua vale più di qualunque altro oggetto prezioso

 

Oh Boy, un caffè a Berlino

 

1) Non so cosa mi ha colpito ma è strepitoso

2)Bravi gli attori mai sopra le righe

3) Perché il film è in bianco e nero? Per renderlo più cupo

4) Perché il film è in bianco e nero? Perché il regista vedeva Berlino più bella in bianco e nero

5) Il film è vuoto

6) Buona la scelta dell'attore protagonista così ambiguo, a volte è simpatico, a volte è antipatico

7) Bellissimo tributo a Berlino, sembra ispirarsi ai tributi alle città che fa Woody Allen

8) La musica e la fotografia sono un po' troppo sofisticate, come i giochi continui del fuori fuoco. Il regista è troppo giovane inadeguata al contenuto

 

"I tre punti di F." su Oh Boy, un caffè a Berlino - Un film in 10 minuti:

 

1) Il frammento del film mi ha richiamato alla mente qualcosa di Berlin Alexanderplatz, (il film e prima il libro), nel voler rappresentare le inquietudini di una società attraverso la narrazione di un personaggio "nullafacente", qualcuno cioè, che non ha un ruolo chiaro all'interno di essa. Il tempo è passato e così, mente il protagonista della prima opera era un esponente del Lumpen proletariat, (un sottoproletario), che cercava attraverso espedienti e mille attività, il modo di sopravvivere all'interno di una metropoli moderna, qui si tratta di un giovane, un personaggio cioè, che è ancora autorizzato a stare nelle cose "gratuitamente", contemplando le, osservandole, da "flaneur", insomma.

 

2) Molto bella la scena con la ragazza, in cui si confrontano diverse modalità di stare al mondo, in quel mondo: lei è come se avesse imparato a sopravvivere, se attraverso un istinto e una fierezza, avesse trovato un suo codice per affrontare la banalità aggressiva del mondo che la circonda e l'ha circondata. Aveva un'emarginazione da riscattare, e lo fa assumendo in parte gli strumenti stessi del mondo che da piccola l'ha fatta soffrire: risponde a durezza con durezza, è spietata anche...ha un desiderio e lo vuole realizzare: non ha tempo né voglia di ascoltare i dubbi e i tempi di lui, non ha voglia probabilmente, di affrontare di nuovo una complessità che passa anche per la frustrazione del suo riconoscimento sessuale, diventato invece per lei così importante.
Lui è lento, complicato, riflessivo: alla velocità, l'accelerazione che caratterizza i tempi della scena del loro mancato amore, frenesia e velocità imposta da lei, ne segue una in cui il personaggio maschile si da invece tutto il tempo di ascoltare al bancone i discorsi faticosi di uno sconosciuto avventore. Non ha fretta, è curioso, ha tempo da perdere, perché ancora la vita non l'ha capita, e non sa come impiegarla, dove andare, in che direzione investire...vale sempre la pena ascoltare ancora un'altra storia, prima di vivere la propria.

 

3) Già, la storia...proprio lì si arriva alla fine. Il vecchio signore ne porta una con sé: quella storia però, il ragazzo non la conosce, vive le conseguenze delle conseguenze delle conseguenze di ciò che il vecchio gli racconta, (bellissime qui le immagini della città, che scorrono su una Berlino storica e quotidiana insieme).
Si tratta di una storia con cui il suo paese si trova spesso a fare i conti. Ma ora? Ma lui? Se l'uomo fosse sopravvissuto, avrebbe forse potuto raccontare ancora, rappresentare un filo, un ponte, qualcosa che desse un senso al muro, ai casermoni di Berlino est, a quella città ricostruita...forse anche a quel l'aggressività diffusa con cui si è dovuto poco prima confrontare.
Ma l'uomo, quella piccola fonte di Memoria, muore.
E lo lascia solo, in una realtà che come ogni cosa porta dentro di sé la Storia, ma una Storia i cui tratti caratterizzanti sono lontani, ed ora ormai confusi, difficili da ricomporre in qualcosa che non sia solo conoscenza formale, ma capacità di stare consapevolmente in una continuità. Per un berlinese, (ma non solo), di 20-30 anni, non è facile trovare il senso di questa sua modernità, urbana, sociale, esistenziale...specialmente se neanche ti fanno un buon caffè.

 

Le recensioni di Enrico:

 

 

La mini recensione del Cinema Zuta su Il tempo dei lupi:

 

Anche senza scomodare la banalità del male di Hanna Arendt, è chiaro l’intento di mostrare quanto facilmente l’essere umano possa spogliarsi delle così dette categorie rappresentative della sua civiltà e quanto facilmente una volta ridotto allo stato animale, tutto istinto e niente ratio, si dimentichi dell’esistenza di un differente ordine.

Come sempre nei film di Haneke, il pubblico non può stare da un’altra parte, il pubblico è li partecipe, o meglio non partecipe, così come Haneke dipinge gli esseri umani civili che guardano spaventati, senza muovere un dito, lo spettacolo di degrado offerto dai loro simili che hanno perso la coscienza. Il pubblico è sul treno che attraversa la piana alla fine del film e non ha alcuna intenzione di fermarsi né meno che mai di scendere.

Ma Haneke fa finta di non essere pessimista, e infatti l’abbraccio al bambino e le parole consolatrici da parte di un “cattivo” del film rappresentano la speranza: anche nel più completo annichilimento e abbandono l’uomo (ridotto ad animale irrazionale) può sperare in un miracolo ad opera tutta sua e non del divino. Questa è la parte falsa e banale del film, per il resto molto bello. E poi che fotografia meravigliosa!

 

La torta del Cinema Zuta

L'aringa con panna acida

 

 

Partecipanti: Francesco, Marta, Lilia, Clara, Tibo, Mauro, Fabrizia, Enrico F., Enrico L., Pier, Elena, Michela, Krystyna

 

 

 

 

Evento 8 del 20 luglio 2014

 

 

Ascolta la LEZIONE DI MUSICA andata in onda il 21/04/2013 che approfondisce il nostro ascolto musicale Quartetto per archi in FA minore n° 11, Op. 95, "Serioso" di Ludwig van Beethoven.

 

Leggi a proposito del SUSKE QUARTET su www.allmusic.com.

 

Leggi a proposito dell'EMERSON STRING QUARTET su www.allmusic.com .

 

Durante la cena si è parlato del corto di Yukio Mishima The rite of love and death. Questo corto è presente su YouTube. Clicca qui per guardarlo.

 

Su Charlie Kaufman, lo sceneggiatore di Essere John Malkovich.

 

Charlie Kaufman nasce il 19 novembre del 1958 da una famiglia di religione ebraica che vive a Long Island. Inizia a entrare in contatto con il teatro e la televisione a metà degli anni 70 al liceo, in Connecticut, interpretando ruoli comici fra i quali il personaggio principale nella versione teatrale di Play it again, Sam. Frequenta il college alla New York University, dove conosce Paul Proch, con cui inizierà a lavorare scrivendo sceneggiature per Sit Com. Paul è tra l’altro autore del quadro appeso nel salotto di Joel di Eternal sunshine of the spotless mind... Leggi tutto


Gli "Otto punti":

 

 

In occasione di questo evento è nata la tradizione dei bigliettini: i partecipanti possono scrivere su bigliettini di carta in modo anonimo le proprie impressioni a caldo sui film visti. I commenti vengono raccolti, messi in una scatola letti durante la cena. Il gioco prevede anche che si indovini l'autore di ogni bigliettino. Il testo dei bigliettini è riportato qui sotto.

 

Essere John Malkovich

 

1) La musica è molto bella - Scena delle ripetizione infinita di John Malkovich

2) Molto coinvolgente, ti incolla allo schermo, il tema è apparentemente frivolo ma in realtà profondo, una fotografia della realtà spesso labile dell'individuo - Molto bello anche il fatto che il corpo rispecchia la persona che ha dentro (quando Greg è nel corpo di John Malkovich, e John Malkovich diventa trasandato come Greg)

3) Molto ben affrontato il tema della confusione dell'identità/sessualità - Nel finale parecchie complicazioni non così necessarie

4) Bello il ritmo e la degenerazione dei personaggi

5) La battuta su Connery - Le musiche - L'idea - Imbruttimento di Cameron Diaz - Inizio spettacolo delle marionette

6) Trasporto nel mondo virtuale

7) Bello quando Malkovich entra nel proprio subconscio e vede se stesso replicato: simpatico modo per rappresentare il concetto matematico della ricorsività

 

Her

 

1) Il film è bellissimo. Ho apprezzato tanto la capacità di affrontare un tema così delicato con estrema leggerezza

2) E' due film in uno: uno mélo sentimentale e un po' sdolcinato e una storia che tende quasi al metafisico. Come mélo è noiosissimo e certe parti sono davvero dure da reggere. Ma si riscatta quando prevale la componente metafisica, come nel finale, e raggiunge risultati quasi straordinari con la trasformazione finale di Samantha

3) Il tema dell'anima separata dal corpo, o dell'"entrare in un altro corpo", vedere attraverso gli occhi di un altro ricorre ed è presente anche in Essere John Malkovich. Quello della differenza nella coppia, in cui uno dei due è più evoluto dell'altro ricorre in altri film di Jonze, Kaufman e Gondry

4) Pulizia e perfezione degli ambienti quasi irreali - Rilassante per la musica e le voci mai "gridate" - Noioso a tratti

5) Trasporto nel mondo virtuale

 

 

Partecipanti: Francesco, Marta, Lilia, Clara, Tibo, Enrico L.

 

Evento 9 del 04 e 05 ottobre 2014

 

Ascolta la Sonatina per violino e pianoforte in RE minore di Mieczysław Weinberg su https://classical-music-online.net, qui in una versione differente da quella che abbiamo ascoltato il 5 ottobre 2014 al Cinema Zuta.

 

 

Gli "Otto punti":

 

La tradizione dei bigliettini continua! I partecipanti possono scrivere su bigliettini di carta in modo anonimo le proprie impressioni a caldo sui film visti. I commenti vengono raccolti, messi in una scatola letti durante la cena. Il gioco prevede anche che si indovini l'autore di ogni bigliettino. Il testo dei bigliettini è riportato qui sotto.

 

04 ottobre 2014

 

 

Ben X

 

1) La miglior vendetta che sia stata mai messa in scena. Intelligente e interessante, può sembrare banale se non si coglie il senso di liberazione e rinascita che prova il protagonista.

2) Mi ha ricordato il film Suicide Room, anche se questo non è paragonabile, molto migliore come fotografia, recitazione e regia.

3) - Bellissimo, a parte Beavis & Butt-head (decisamente sopra le righe) - In generale la recitazione non era entusiasmante - Estremamente DELICATO e DOLCE

4) Diversità…… solo chi attraversa il tunnel sa che al fondo non c’è nulla sensibilità fiamminga in grado di rappresentare al meglio senza luccichii particolari il quotidiano… dove si vive in un mondo parallelo generando pensieri, emozioni e accumuli di sensibilità mai realmente comprese Impatto estetico limitato nella settima arte ma per una volta il messaggio alla non-autodistruzione evince il lato artistico e l’intrusione cervellotica di registi autocompiaciuti. Per quanto il mondo sia vasto non lo sarà mai abbastanza per accettare i LOSERS.

5) Un po’ troppo buonista, sembra un po’ un film americano. Personaggi troppo schematizzati, i cattivi sono cattivi senza ombra di positività. Il gioco della “suspense” che fa credere al pubblico che lui sia morto fin dall’inizio fa un po’ a pugni con il film che si prende, invece, decisamente sul serio. Tecnicamente ben fatto. Gli attori, forse da vedere in lingua originale, sono bravi. I dottori dove hanno studiato? Il Belgio non era un paese civile?

 

Fish Tank

 

1) I pesci sono stupidi, dice Connor prima di afferrarne uno tra le acque del fiume. Si prendono con le mani, si fanno infilzare, ma sono poco più di cibo per cani. Il fragore continuo di mezzi pesanti come rumori sott’acqua che non si sa da dove vengano o dove vadano, vetri di un acquario che di giorno sono cancelli da scavalcare, di notte diventano specchi, schermi televisivi, monitor da cui la realtà ha il suo passaggio obbligato. Dove riflettere è solo saper guardare oltre il vetro.

2) Giudizio positivo di un film che esamina con cura e attenzione un quartiere dimenticato a se stesso, come lo sono i personaggi. In una realtà degradata e senza futuro, una adolescente cerca di ribellarsi. È violenta e maleducata, ma questo è il suo modo di nascondere il suo bisogno di affetto e comprensione. Crede di averlo trovato nel compagno della madre, ma si rivelerà una enorme delusione. L’unico riscatto sembrerebbe la musica, ma all’audizione la giovane scoprirà che il suo sogno di diventare ballerina non è che un’infantile ingenuità. È costretta a confrontarsi con il solito mondo squallido e degradato. Piange per la morte del cavallo legato alla catena, che si scopre aver avuto la sua età. Desiderava vederlo libero come vorrebbe esserlo lei. Nel finale potrebbe esserci uno spiraglio di speranza con la sua scelta di partire verso l’ignoto, come un palloncino lasciato libero nel cielo.

3) Fascinazione dell’alienazione periferica…. luogo non luogo… acquario umano…. Disumano dove unica fuga è la musica, linguaggio come mezzo di espressione… universale dove però la disillusione non lascia spazio ai sogni e speranze. Ogni ripresa, ogni soggettiva è studiata e misurata con un senso di realismo assoluto. Simbolismo con gli animali (vedi cinema di Bresson Robert, dove con gli animali esprimono ciò che gli uomini non dicono), inquadrature fuori asse, dialoghi ridotti alla NON COMUNICAZIONE. Soggettive emozionali capaci di guidarci nell’abisso di luoghi così lontani così vicini. Produzione “nord-europea” Regista Olanda, supervisione svedese, ambientazione Inglese e spirito autolesionista tipico di popoli capaci di introspezione. Capolavoro assoluto da rivalutare a posteriori.

4) La cara vecchia periferia inglese, non si smentisce mai. Se però voleva essere una sorta di riscatto sociale, non mi ha convinto, la protagonista non ha fatto altro che passare da un’area depressa ad un'altra. Se effettivamente ha cambiato vita non ci è dato saperlo… peccato.

5) - Riprese tristissime degli oggetti nella stanza – Malick – Regia tremenda – Kitsch finale – Noioso

6) Film ben fatto, buona la recitazione della ragazza, e come la regista ha posto il punto di vista nel suo personaggio, e come ha evidenziato la rabbia di quell’età. Surreale la scena del ballo con la madre e la sorella. Bella l’ambientazione, anche se il soggetto non è proprio tra i miei preferiti.

 

Partecipanti: Francesco, Marta, Elena, Pier, Marcella, Fabio

 

 

05 ottobre 2014

 

 

The Rocky Horror Picture Show

 

1) - ogni volta che lo si guarda è una sorpresa, come la prima volta – Antici… passion!!

2) - Bocca del Dott. Frankenstein – Corsa dietro Rocky del Dott. è l’apice della bisessualità del Dott. – Bravura del Dott. Fr.

3) La definirei una parodia pop di vari generi cinematografici (horror, fantascienza, melodramma ecc.) I temi trattati sono importanti e attuali (soprattutto il “transgender”) ma il tono troppo grottesco li fa passare in secondo piano

4) Per quanto la storia e i dialoghi siano semplici e (non mi viene la parola) non è mai banale ed è sempre divertente. Geniale in tanti piccoli particolari. Come quando lo stesso dialogo viene usato sia per lui che per lei

5) Bellissimi i colori e i primi piani

6) Adoro il personaggio tragico e comico di Frank, che continua ad oscillare tra l’essere una primadonna, un patetico, un imbranato e riesce comunque ad essere una creatura affascinantissima. Anche il suo nome è da ricordare, che suona come Frank and Further, come “Frank e Oltre” o “Frank Eccetera”.

 

Moulin Rouge!

 

1) Tecnica narrativa efficace. Permette di parlare di emozioni in modo ironico ma coinvolgente. Kidman perfetta per il ruolo. Ritmo ottimo, non ti accorgi del passare del tempo

2) Mi è piaciuto ma è troppo romantico

3) Il film risulta molto convincente nel riproporre in forma moderna (e intelligente) un tema antico come il melodramma; bello visualmente, risulta solo un po’ debordante a volte nelle scenografie e nel frenetico montaggio.

4) - Pessimi i duetti alla Walt Disney, con voce uomo senza timbro preciso – Remake di canzoni pop/rock poco adatte ad un musical, meglio colonna sonora creata – Brava Nicole K., anzi bravissima – Belli i costumi, colori ed alcuni spettacoli – Non lo rivedrei, non potrei sopportare di risentire così The show must go on.

5) - Il film non è corretto nei confronti del “Duca” che oltre ad essere maltrattato e preso in giro viene anche etichettato come “cattivo” - Scopiazzatura da Non ci resta che piangere - Bellissimo

6) Belli il montaggio e la musica, l’idea di usare le parole di canzoni famose, bella la pistola che rimbalza sulla torre Eiffel, l’atmosfera di sogno e soprattutto di illusione. Ritrae in modo carino anche l’idea dello slancio verso il progresso per l’invenzione dell’elettricità. Bravi gli attori e il modo diverso di vedere Montmartre prima e dopo la disillusione.

7) Mi sembra di aver vissuto una fiaba, un bell'adattamento della musica moderna al '900. Toulouse mi ha commosso

 

Partecipanti: Francesco, Marta, Lilia, Clara, Tibo, Enrico L., Mauro

 

Evento 10 dell'1 Novembre 2014

 

Gli "Otto punti":

 

La tradizione dei bigliettini continua! I partecipanti possono scrivere su bigliettini di carta in modo anonimo le proprie impressioni a caldo sui film visti. I commenti vengono raccolti, messi in una scatola letti durante la cena. Il gioco prevede anche che si indovini l'autore di ogni bigliettino. Il testo dei bigliettini è riportato qui sotto.

 

 

 

 

 

 

Il mio vicino Totoro

 

1) Vorrei vivere in quel posto. Mi sono piaciuti tanto i personaggi, Totoro e il particolare del rospo che cammina

2) Un po' noioso all'inizio, poi prende quota. Pur con una trama minima riesce a coinvolgere e ad emozionare. Un po' più di fantasia nel tratto e nella pratica gli avrebbe giovato

3) Bellissime le scene con il Gattobus e Totoro, lenti e noiosi i primi dieci minuti, tremendo il cinismo con cui nonnina e gli altri lasciano la proprietaria del sandalo nello stagno

4) Bellissimo il Gattobus, chissà cime mai Miyazaki inventa sempre degli autobus così affascinanti, come quello che corre sull'acqua in La città incantata. Bellissimi tutti i diversi significati dell'urlare: scacciare gli esseri sconosciuti che fanno paura, sbadigliare, chiamare i rinforzi, piangere, cercare qualcuno

5) Il mio vicino Totoro, lo trovo un film affascinante, i disegni sono molto belli, la trama è molto bella. E nel film è molto specificato il rapporto tra le bambine e i genitori

6) - Belli i disegni (ricordano Conan il ragazzo del futuro, La fine di Indastria - Belle le musiche - Molto dinamico e veloce

 

Laputa - Il castello nel cielo

 

1) - Guardando questo film non ci si accorge del tempo che passa - E' una metafora del rapporto con la tecnologia - Ogni paesaggio mi emoziona

2) Un bellissimo viaggio nella fantasia, che per quanto lo sia sentimenti e azioni rimangono molto reali, anche i posti della fantasia hanno anche richiamo dei luoghi reali

3) - Bellissimo - Musiche raffinate - Storia viva - I ragazzi erano gli stessi personaggi, anche disegnati, di Conan il ragazzo del futuro

4) E' un film molto bello e fantasioso. E' bello dal punto di vista dei personaggi

5) Bellissimo, mi è piaciuto tanto il soggetto e la sceneggiatura, i pirati sono molto simpatici. Da vecchia vorrò essere come la Signora

6) Splendido visivamente, trama adrenalinica forse un po' troppo contorta, come spesso accade nel fantasy. Bello in particolare l'arrivo a Laputa. Il significato dell'isola fluttuante nell'aria resta, però, piuttosto oscuro

7) Ho trovato il film emozionante, le immagini belle come altri film visti già visti, mi ha fatto pensare ad altri film più "adulti", e il messaggio è comunque positivo nonostante tutto...

8) Bellisimi i titoli di testa, gli ingranaggi delle macchine. Molto avanti per essere fatto negli anni '80. Carina anche la metafora del taglio delle trecce, e la frase di Mammina che dice "E' molto peggio quello che le hanno fatto ai capelli". Bellissimi i personaggi

9) Il giudizio sul film è stato espresso al meglio al 1.49.58 quando guardando l'astronave dell'esercito esplodere il "cattivo" ha detto: "Meraviglioso!". Il finale lungo, lento e tirato, è fantastico e perfetto!

 

Durante il dibattito si è parlato di Yukoku, The rite of love and death di Yukio Mishima. Il film è presente su YouTube in versione integrale.

 

Partecipanti: Francesco, Marta, Claudia, Tibo, Clara, Enrico L., Lilia, Mauro, Giusi.

 

 

Evento 11 del 22 Novembre 2014

 

Gli "Otto punti":

 

La tradizione dei bigliettini continua! I partecipanti possono scrivere su bigliettini di carta in modo anonimo le proprie impressioni a caldo sui film visti. I commenti vengono raccolti, messi in una scatola letti durante la cena. Il gioco prevede anche che si indovini l'autore di ogni bigliettino. Il testo dei bigliettini è riportato qui sotto.

 

 

 

 

 

 

Il Gabinetto del Dottor Caligari

 

Questo racconto terrificante nello spirito di E.T.A. Hoffman era apertamente rivoluzionario. In esso, come accenna Janowitz, lui e Carl (Meyer) avevano semi-intenzionalmente stigmatizzato l’onnipotenza di un’autorità di Stato manifestatasi con la coscrizione universale e le dichiarazioni di guerra. (…) Il carattere di Caligari personifica queste tendenze; egli rappresenta l’autorità illimitata che idolatra il potere in quanto tale e per soddisfare la sua smania di dominio viola spietatamente ogni diritto e valore umano. Poiché agisce come semplice strumento, Cesare non è tanto un assassino colpevole quanto una vittima innocente di Caligari. Così concepivano gli stessi autori. In armonia col pacifismo di Janowitz, essi avevano creato Cesare con il vago proposito di ritrarre l’uomo comune che, costretto dal servizio militare obbligatorio, viene addestrato a uccidere e a essere ucciso. Il significato rivoluzionario di questo racconto si manifesta apertamente alla fine, quando si rivela che lo psichiatra è Caligari (…)

 

Avvenne un miracolo: Erich Pommer, dirigente in capo della Decla-Bioscop, accettò quel soggetto insolito se non addirittura sovversivo. (…) Pommer incaricò Fritz Lang di dirigere Caligari, ma nel bel mezzo delle discussioni preliminari Lang ricevette l’ordine di finire il suo film a episodi Die Spinnen, che ai distributori del film premeva completare. Il sostituto di Lang fu il dottor Robert Wiene.

 

Poiché suo padre, un tempo famoso attore di Dresda, era diventato leggermente squilibrato negli ultimi anni, Wiene non era del tutto impreparato ad affrontare il caso del dottor Caligari. In perfetta armonia con quello che avrebbe voluto fare Lang, propose una modifica, sostanziale del soggetto originale, modifica contro la quale i due autori protestano violentemente senza essere ascoltati da nessuno. La storia originale narrava orrori reali: la versione di Wiene la trasforma invece in un’allucinazione concepita e narrata dal pazzo Francis.

 

(…) Mentre la storia originale metteva in risalto la follia insita nell’autorità, il Caligari di Wiene glorificava l’autorità e accusava di follia il suo antagonista. Un film rivoluzionario viene così trasformato in un film conformista, secondo il diffusissimo sistema di dichiarare pazzi gli individui normali ma molesti e di spedirli in manicomio.

 

(...) Con o senza intenzione, Caligari mostra l'anima che oscilla tra tirannia e caos, di fronte a una situazione disperata: qualsiasi fuga dalla tirannia sembra sprofondarla nel disordine totale. Ne emana, è inevitabile, un’atmosfera d’orrore che invade ogni cosa. Come quello dei nazisti, il mondo di Caligari rigurgita di sinistri presagi, di atti di terrore e di esplosioni di panico.

 

Tratto da: Cinema tedesco, Siegfried Kracauer - Mondadori, Milano 1954

 

1) Il "gioco" narrativo tra sogno, allucinazione e realtà anticipa le soluzioni adottate da David Lynch nei suoi momenti migliori.

2) Bellissimo quando inizia a dare i numeri: quando appaiono tutte le scritte... Ho trovato poi fantastica la sequenza in cui si vede l'accendi-lampioni al lavoro.

3) Cesare è bravissimo - I due poliziotti in alto, il segretario comunale in alto: segno dell'autorità ecc... ecc... --> eppure sono simpatici.

4) Bellissima la scenografia che dà veramente l'idea di trovarsi in un incubo, e la diversa colorazione delle sequenze. Ogni ambientazione è un'opera d'arte a sé stante. Fantastico Cesare quando apre gli occhi e Jane con il vestito e le scarpette che indossa al primo incontro con il protagonista e l'amico. Bello il montaggio alternato tra l'arresto dell'assassino e le scene nel carrozzone di Caligari

5) - La forza della mimica del muto - Bellissime ambientazioni - Triangolo sentimentale - Costumi molto recenti - Mancanza dell'accompagnamento musicale

6) Trucchi = perfetti. Durante il film sono riusciti a fare quello che desideravano anche senza parole si poteva perfettamente capire la trama, dottor Caligari lo trovo insomma un film affascinante. Meriterebbe anche essere rivisto. Scrivo questo in onore del Kino Zuta.

7) (Biglietto scritto per gioco) Lo trovo un film terribile non mi è per niente piaciuto noioso terribilmente noioso a nessuno piace!!!

 

Partecipanti: Francesco, Marta, Claudia, Lilia, Piero.

 

 

Alle 21.00 al Polski Kot si è tenuta la proiezione del bellissimo documentario di Loredana Pianta Biancomaidan del 2014, uno spaccato della rivoluzione del Maidan con particolare attenzione alle voci femminili. E' possibile guardare un frammento di questo film cliccando qui.

 

 

 

Evento 12 del 29 Novembre 2014

 

Gli "Otto punti":

 

La tradizione dei bigliettini continua! I partecipanti possono scrivere su bigliettini di carta in modo anonimo le proprie impressioni a caldo sui film visti. I commenti vengono raccolti, messi in una scatola letti durante la cena. Il gioco prevede anche che si indovini l'autore di ogni bigliettino. Il testo dei bigliettini è riportato qui sotto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1) Lodevole ricorstruzione romantica sul tema Vampiresco. Perfetta integrazione tra attori, ambientazioni e sottofondo musicale creato ad arte per guidarci in un labirinto surreale dove la Detroit spettrale è l'apoteosi della deriva umana... descritti come zombie... geniale come visione capovolta del mondo reale in cui viviamo.

2) Mi piace l'atmosfera pigra e lenta, con il tempo che non passa mai. I protagonisti non sanno cosa fare per riempirne i vuoti, hanno davanti a loro l'eternità e questo lo esprimono in ogni gesto.

3) Un film sui vampiri che parla poco di vampiri, potevano essere lupi mannari e nulla cambiava. Nella vita tutti amiamo, abbiamo grandi amici di lunga data, conflitti familiari e cerchiamo di sopravvivere nel mondo moderno. Nel complesso comunque mi è piaciuto. Voto 7.

4) Molto bello, molto bella la fotografia, la musica, i costumi, (lei chiara, lui scuro). Piacevole il ritmo, soprattutto per le variazioni, momenti molto lenti dentro i quali ci sono attimi velocissimi. Mi è piaciuta l'idea dell'immagine dei vampiri come esseri in qualche modo più evoluti degli "zombie", (anche vista la loro maggiore esperienza di vita) e il fatto che nel finale il bisogno primario di nutrirsi tiri fuori il "lato animale"

5) - Bello l'arredamento della sua Saletta Musica, colori, luci, e strumenti americani e orientali - Ottime musiche orientali, e in generale tutte - Gli attori in generale no mi hanno fatto impazzire, come la storia - Brutti i vampiri depressi che sparano troppe cacchiate sugli artisti passati - Povero Ian

6) Un'operazione cinematografica elementare, dove la forza della coppia è maggiore della somma della forza dei singoli, dove la differenza tra il passato e il presente è uguale a quella tra la notte e il giorno, dove al calar della sera si moltiplica la sensorialità illuminata vissuta vestita e ascoltata, e per sottrazione quello che rimane di un sacco umano è solo essenzialmente immancabilmente un sacco di...

7) Un film sui vampiri nella veste moderna, sembra una cosa che esiste realmente. Molto bello il miscuglio negli arredi e oggetti delle cose del passato e moderno. Anche rivoltamento degli zombie e gli umani

8) Che bella musica! Bravissima la cantante libanese. Per quanto mi riguarda avrebbe potuto evitare tutti i riferimenti un po' banali al vero autore delle opere di Shakespeare. Era molto simpatico il dottore dell'ospedale. Molto simpatico anche il suo amico (quello che è stato bevuto!)

9) Visione decadente e depressa della dura vita dei vampiri ai giorni nostri. Una esistenza condannata a restare emarginata dalla mediocrità circostante, per vivere di gloriosi ricordi, vecchi strumenti musicali, grandi opere cedute a famosi artisti del passato. Solo un dubbio: ma come riescono i vampiri moderni a procurarsi denaro, carte di credito e documenti falsi?

 

Gli ascolti musicali

Johnny B-Goode
Chuck Berry, 1958

Johnny B-Goode
Sex Pistols, 1979

Johnny B-Goode
da Ritorno al futuro, 1985

Johnny B-Goode
Ramones, 1977

Mah-Nà Mah-Nà
Piero Umiliani, 1968

Mah-Nà Mah-Nà
dal Muppet Show, 1969

Surfin' bird
The Trashmen, 1963

Surfin' bird
da Full metal jacket, 1987

Surfin' bird
da I Griffin

 

Partecipanti: Francesco, Marta, Lilia, Pier, Elena, Tibo, Clara, Marcella, Fabio.

 

Evento Extra del 28 Dicembre 2014

 

Gli "Otto punti":

 

La tradizione dei bigliettini continua! I partecipanti possono scrivere su bigliettini di carta in modo anonimo le proprie impressioni a caldo sui film visti. I commenti vengono raccolti, messi in una scatola letti durante la cena. Il gioco prevede anche che si indovini l'autore di ogni bigliettino. Il testo dei bigliettini è riportato qui sotto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La dolce vita

 

1) E' un film bellissimo alla vista e all'udito. Un flusso di bellezza che scorre davanti agli occhi, sotto cui fa capolino una dose di malinconia e un pizzico di pessimismo, che esplode senza mezzi termini alla fine, con la morte di Steiner e l'ultima sequenza della festa

2) Voglio anch'io il mentore, come Steiner per Rubini.Nico impareggiabile!! Tanto bella e simpatica

3) In generale molto bello, ma non saprei dettagliare questa affermazione

4) - Tutti bravi, tutti belli - Poco da dire molto da vedere - Bello il maglioncino del giovane rampollo

 

Libera

 

1) Meraviglioso! La telecamera e il ciack nello specchio dell'armadio sono geniali. - Soggetti strepitosi - Attori bravi a parte Pistoletta - Chiara l'influenza di Almodovar. E comunque... ---ISSSSIISSIMO

2) Geniale la scena in cui Aurora si tiene alla corda per guardare Pistoletta e anche lo scheletro che piomba giù dal soffitto. Belli la musica, i colori, la scena di "La donna che visse due volte". Bella la città con i grattacieli contrapposta al "GUAPPO" con gli altoparlanti sulla macchina

3) Un bellissimo film sul mondo delle donne a volte difficile. Caricaturizzata la figura maschile

4) Bello, molto bello (ovviamente). Originale e divertente, ho trovato bello il montaggio. Una bella fotografia del Sud o dell'immaginario collettivo del Sud tamarro, enfatizzato con dialoghi, costumi e scenografia. Corsicato forever. I love Pappi

5) - Belle le musiche orientali che si intonavano alle scene - Molto realistico e simpatico il trasporto nella scena del ballo dei due ragazzi omosessuali - Belle le immagini nella prima parte in chiesa, il ponteggio, il prete. Tutto issimo (con la pistola alla tempia)

 

Partecipanti: Francesco, Marta, Lilia, Tibo, Clara.